Pages


mercoledì 18 maggio 2011

La buona notizia: La risata come farmaco: istruzioni e posologia



Ciò che si conquista con un sorriso, rimane per sempre (Gandhi)
Ridere fa bene al cuore. Uno studio dell’Università di Baltimora, presentato fin dal 2007 all’American College of Cardiology, l’appuntamento più significativo per tutti i cardiologi del mondo, svoltosi a Orlando, in Florida, ha dimostrato come la risata sia un vero e proprio farmaco.
I ricercatori ci suggeriscono dosaggio, indicazioni e controindicazioni.
Dosaggio: una somministrazione di quindici minuti al giorno di risate.
Indicazioni: consigliato a tutti, uomini e donne, grandi e piccini, ma in particolare ai malati cronici o alle persone “stressate”.
Controindicazioni: nessuna.
Una medicina che fa bene a tutti, dunque. La terapia del sorriso non è del resto una novità: chi non conosce la storia di Patch Adams, il medico americano con il naso da clown che ha trasformato la risata in cura?
Gli studiosi dell’Università del Maryland a Baltimora hanno dimostrato che la risata è capace di stimolare l’espansione dell’endotelio, il rivestimento interno dei vasi sanguigni, favorendo la vasodilatazione e quindi un maggior flusso di sangue, esattamente come succede con l’esercizio fisico.
Misurando con gli ultrasuoni, su un gruppo di volontari, il flusso del sangue in una arteria del braccio, i ricercatori hanno mostrato come il flusso aumentava o diminuiva prima e dopo la proiezione di due film, uno allegro (Tutti pazzi per Mary) e uno drammatico (Salvate il soldato Ryan). In quattordici dei venti spettatori volontari le arterie si restringevano e il flusso sanguigno si riduceva alla visione del film drammatico, mentre l’inverso avveniva con quello allegro.
I benefici del riso sono conosciuti fin dai tempi di Ippocrate e Galeno, che attribuivano a certi umori la potenzialità di migliorare o peggiorare la salute: pensavano che l’umore malinconico andasse a impregnare di sostanze velenose il sangue, mentre il ridere liberasse sostanze benefiche.
La scienza di oggi ha confermato le antiche sapienze. Il cervello contiene più di dieci miliardi di cellule nervose. Moltissime connessioni si agganciano ad altri neuroni per portare notizie attraverso impulsi elettrici. L’impulso elettrico può essere paragonato a uno “spruzzo” costituito da neurotrasmettitori: l’acetilcolina, l’adrenalina e le endorfine, tra gli altri.
Se, ad esempio, riceviamo una notizia non troppo piacevole, si scatena una reazione furibonda. Il midollo inizia a pompare adrenalina e noradrenalina, e queste sostanze producono alterazioni biologiche significative: sale la pressione, il cuore pulsa veloce, le nostre difese interne si abbassano e diventiamo più vulnerabili alla malattia.
Se al contrario riceviamo una notizia piacevole o ci raccontano una barzelletta, al termine della risata si ha un rilascio di endorfine, dette anche “oppioidi endogeni”. Gli effetti delle endorfine scatenate dal ridere sono quattro: calmante, antidolorifico, euforizzante e immunostimolante.
I ricercatori americani concludono che una buona ricetta pratica per uno stile di vita salutare, dovrebbe comprendere “trenta minuti di attività fisica tre volte alla settimana e quindici minuti di risate al giorno”. 

(Tratto da Eurosalus)

martedì 17 maggio 2011

Cotolette Light



Usa la carne bianca, eviterai grassi e calorie in eccesso
Molti ritengono che la carne bianca, e in particolare la parte del petto, sia del tacchino che del pollo, non sia gustosa. In parte è vero. Il trucco, però, sta nel saperla cucinare in modo appetitoso. Questa ricetta ha un doppio obiettivo: fare del petto di tacchino una preparazione prelibata, e soprattutto equilibrata dal punto di vista nutrizionale e con un apporto calorico accettabile per un secondo piatto. Importante: usare l'olio extravergine di oliva anzi che il burro riduce ulteriormente il grasso del piatto originale. Il gusto è arricchito grazie alla presenza del prezzemolo e dal pizzico di pepe e sale nelle uova sbattute. Queste cotolette si possono accompagnare con un'abbondante insalata.

Ingredienti per 4 persone:

4 fette di petto di tacchino
olio extravergine d'oliva q.b.
2 uova
limone
farina
pangrattato
prezzemolo
sale
pepe

 
Preparazione
Batti le fette di tacchino per appiattirle, quindi infarinale solo leggermente prima di passarle velocemente nelle uova sbattute, insaporite con sale e pepe, e nel pangrattato al quale avrai aggiunto un bel po' di prezzemolo tritato grossolanamente. Fai scaldare l'olio in una padella e unisci le cotolette, lasciandole cuocere fino a quando sono dorate da entrambe le parti. Togli le cotolette dal tegame, falle asciugare sulla carta da cucina e servile ancora calde, accompagnandole con fettine di limone.

(Tratto da Benessere Naturale)

lunedì 16 maggio 2011

Osteopatia: cos'è e quando è utile

E' stato il medico americano Andrew T. Still (1828/1917), disilluso dalla scarsa efficacia della medicina dell’epoca, a creare l’osteopatia.
Si tratta di un sistema di tecniche esclusivamente manuali (manipolazioni di articolazioni, organi, tessuti) basato sulle conoscenze mediche tradizionali, come anatomia e fisiologia, ma che non prevede l’uso di farmaci né il ricorso alla chirurgia.
Still vedeva il corpo umano come un’unità le cui diverse parti, collegate tra loro da tessuto connettivo, lavorano in sinergia per dare beneficio a tutto l'organismo. E le manipolazioni da lui ideate mirano proprio a riattivarne le capacità di autoguarigione.

Dagli Stati uniti all'Europa

Con il passare degli anni, l’osteopatia ha preso strade diverse: oggi negli Stati Uniti i dottori in osteopatia sono figure mediche pienamente riconosciute che possono prescrivere farmaci ed eseguire interventi chirurgici, mentre la scuola europea è rimasta più vicina alla tradizione, pur ottenendo riconoscimenti in diversi Paesi.
In Italia la Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri ha riconosciuto, nel 2002, l’osteopatia come atto medico, includendola tra le professioni sanitarie, anche se manca ancora - come per la maggior parte delle medicine non convenzionali - un riconoscimento normativo.
L’osteopatia italiana è rappresentata dal Consiglio superiore di osteopatia, che raccoglie le principali associazioni di professionisti presenti sul territorio nazionale.
Nell’osteopatia esistono poi diversi filoni, come la terapia cranio sacrale che alcuni terapisti considerano una specialità a sé, o l’osteopatia viscerale che agisce soprattutto, come dice il nome, sugli organi interni.
L’osteopatia invece non deve essere confusa con la chiropratica, che pur nascendo dallo stesso filone, si concentra sulla manipolazione vertebrale.

Il benessere attraverso l’equilibrio

Dopo più di un secolo, i principi di base dell’osteopatia restano quelli definiti da Still: l’obiettivo di un trattamento è quello di mettere in posizione corretta le varie parti del corpo, dal cranio alle articolazioni, ai visceri, per consentire all’organismo di riacquistare il proprio funzionamento fisiologico.
Le manipolazioni agiscono sui meccanismi disfunzionali che impediscono alle diverse parti del corpo di compiere le loro funzioni naturali. Ristabilendo la mobilità dei differenti sistemi e regolando aree di debolezza, squilibri o eccessive tensioni per ripristinare anche un normale flusso a livello circolatorio (venoso, arterioso, linfatico) e nervoso.
Per farlo si usano manipolazioni più o meno brusche, dai classici scrocchiamenti a tecniche molto dolci basate su pressioni, spinte o frizioni.

Per che cosa è utile

I trattamenti vengono utilizzati, in particolare, per la cura delle patologie dolorose dell’apparato muscoloscheletrico, come mal di schiena, lesioni da sforzo e problemi articolari.
Ma anche per altri disturbi di carattere posturale, viscerale e psicosomatico, quali emicranie, cefalee, disturbi digestivi, ansia, disturbi del sonno. Spesso in collaborazione con altre figure professionali.
Il campo d'azione dei trattamenti osteopatici esclude invece le urgenze, ma anche le malattie degenerative o di origine genetica, le malattie infettive e le fratture.

Efficacia riconosciuta

L’osteopatia non ha finora ottenuto conferme scientifiche definitive - anche per la difficoltà di organizzare studi scientifici con una disciplina così personalizzata - ma alcune ricerche ne riconoscono l’efficacia per trattare disturbi come il mal di schiena, l’emicrania e alcune patologie dolorose.
Ed è comunque importante accertarsi che il terapeuta al quale ci si rivolge abbia una laurea in ambito medico-sanitario o in Scienze motorie, e abbia completato un corso - della durata di 5 o 6 anni a seconda delle scuole - presso uno degli istituti riconosciuti e un tirocinio clinico.

(Tratto da Salutenaturale)

mercoledì 11 maggio 2011

Cm di pancia: davvero utili?

Per anni ci è stato detto che superare i 102 cm di pancia per un uomo, e gli 88 per una donna, erano indice di grave predisposizione alle malattie cardiovascolari.
Poi è nato l'indice di riferimento vita/fianchi un rapporto che sembrava ancora più congruo con l'indice di rischio e forse più vicino alla caratterizzazione della diversità di ogni persona, mettendo in relazione sue diversi aspetti di misura, e non il valore assoluto.
Si cercava insomma di superare il problema dato dal BMI (indice di massa corporea o Body Mass Index) che mette in relazione il peso con l'altezza secondo una formula non difficile da calcolare e che purtroppo è usato dovunque per definire un possibile superamento del livello di guardia verso l'obesità o il sovrappeso. 
Il vero problema è che due persone alte 182 cm con un peso di 92 chili avranno sempre e comunque lo stesso BMI, che sarà sempre assolutamente identico. Sia che una persona abbia il corpo simile a quello di un body builder, tipo bay-watcher, sia che abbia invece una pancia abominevole e la totale assenza di muscolo dal corpo.
Vediamo quindi che il BMI rimane una valutazione assolutamente staccata dalla concretezza della vera composizione corporea. Rimane solo un indice e anche poco affidabile. 
La critica a questa misurazione dei centimetri della circonferenza addominale emerge da un recentissimo confronto tra 58 studi prospettici. Gli autori hanno evidenziato che alla fine il BMI, la circonferenza addominale e il rapporto vita/fianchi hanno pressoché la stessa utilità. Scarsa nell'insieme.
La nostra opinione è che il centimetro vada usato per capire quando si cala di circonferenza. Il valore assoluto, come quello del peso, dice poco. Ogni organismo va considerato in termini di composizione in grasso. Si deve capire qual è la percentuale di massa grassa e seguire il suo andamento nel corso del tempo. (14-16% per l'uomo e 20-22% per una donna sono gli indici ritenuti perfetti).
A volte una piccola bilancia impedenziometrica può fare di più per la salute di una infinità di calcoli.  

(Tratto da Eurosalus)

martedì 10 maggio 2011

Estetica con cioccolato...



Se dopo Pasqua vi sono rimaste alcune uova ecco alcune idee "estetiche" e golose!
Può sembrare strano, ma il cioccolato ha numerose proprietà estetiche; non solo è ricchissimo di sostanze idratanti e nutritive, che riescono a rendere la pelle più bella, ha anche ha capacità drenanti, contribuendo all'eliminazione di liquidi di ristagno.
I trattamenti basati sulla cioccolato terapia incrementano la produzione di endorfine che favoriscono l’attività della serotonina, il neurotrasmettitore della serenità e del buonumore.
Il cioccolato, quindi, ha proprietà molto interessanti, sia per l'umore sia per il corpo: se dopo il periodo pasquale vi sono avanzate delle uova di cioccolato, potete usarle per un bel massaggio o per trattamenti al viso o ai capelli.
Vi diamo alcuni consigli:
  • massaggio al cioccolato: sciogliete 500 grammi di cioccolato fondente a bagnomaria ed unitevi una goccia di olio essenziale di lavanda. Quando il composto sarà tiepido versatelo sul corpo e iniziate a spalmarlo.
  • impacco per i capelli, per avere una chioma setosa: mescolate cacao amaro in polvere con un balsamo neutro, aggiungete un cucchiaino di olio di oliva al composto e amalgamate con cura. Dopo aver applicato questo impacco sui capelli umidi, lasciare in posa per cinque minuti, quindi risciacquare.
  • maschera per il viso al cioccolato: mescolate un cucchiaio di cacao con un cucchiaio di yogurt e uno di miele. Applicate sul viso e lasciate in posa per circa 10 minuti, quindi risciacquate solo con acqua.

lunedì 9 maggio 2011

Latte vegetale: conosciamolo!

In comune con quello di mucca ha solo il colore: per il resto il latte vegetale ha caratteristiche organolettiche e nutrizionali del tutto differenti.
Di calcio vitamine (in particolare  A e D) e caseina è, infatti, ricco il latte vaccino, ma non quello vegetale, adatto alla dieta di chi presenta problemi di intolleranza al lattosio e alle proteine del latte di mucca. L’assenza di alcuni importanti nutrienti implica, nel caso di assunzione esclusiva di latte vegetale, la necessità di introdurli mediante altri cibi tra cui tofu, legumi, verdure, frutta secca e uova o di optare per bevande vegetali addizionate. Allergie e intolleranze a parte, le varietà vegetali sono indicate anche per chi ha problemi di ipercolesterolemia: il contenuto molto ridotto di grassi saturi non espone a rischi l’apparato cardiovascolare. Il latte di soia e quello di avena, in particolare, si sono dimostrati in grado di ridurre i livelli di colesterolo “cattivo” (LDL), mentre quello di mandorle, ricco di antiossidanti come la vitamina E, contribuisce ad arginare l’azione dannosa dei radicali liberi rallentando l’invecchiamento cellulare.
I diversi tipi di latte vegetale (soia, mandorle, riso, avena, cocco) sono reperibili nei negozi specializzati e nella grande distribuzione, ma andrebbero acquistati solo quando vi sia la garanzia della provenienza biologica per evitare di introdurre residui di pesticidi e fitofarmaci o di incorrere in prodotti realizzati con organismi geneticamente modificati. Inoltre andrebbe verificato che il latte scelto non contenga aggiunte di grassi e sodio.

Latte di soia
È una bevanda a base di fagioli di soia povera di grassi e priva di colesterolo. Il suo sapore può risultare sgradevole, tanto che in commercio sono reperibili versioni aromatizzate. Insieme al latte di mandorle è il più ricco di proteine ma anche quello con maggiore quantità di  grassi (2-3 gr. ogni 100, comunque meno dei 3,6 circa di quello vaccino). Tuttavia si tratta prevalentemente di grassi polinsaturi, tra cui i preziosi Omega-3 che, a differenza dei saturi di origine animale, non danneggiano la arterie. Contiene anche fibre, vitamine A, E, B e minerali: tra questi il ferro è presente in quantità doppie rispetto al latte di mucca. Spesso viene utilizzato per sostituire le formulazioni per l’infanzia nei bambini allergici o intolleranti.


Latte di mandorle
È un latte piuttosto calorico, con un contenuto di grassi intermedio tra latte vaccino intero e parzialmente scremato, ma anche in questo caso si tratta di grassi prevalentemente polinsaturi. Le mandorle, infatti, sono ricche di preziosi nutrienti che dovrebbero far parte di ogni dieta sana, tra cui acidi grassi e antiossidanti (vitamina E) con effetti benefici sulla salute dell’apparato cardiovascolare. Contiene inoltre fibre e minerali.


Latte di riso
Ricco di zuccheri semplici, fornisce energia prontamente disponibile. Insieme a quello di avena è la varietà che contiene la maggior quantità di carboidrati (10-12 gr. ogni 100) ed è quindi utile nei casi di intensa attività fisica. Ridotto è, invece, l’apporto proteico. Tra tutti i tipi di latte vegetale è il meno grasso; contiene prevalentemente polinsaturi, fibre, vitamina A, B, D, minerali. Ma le varietà in commercio sono quasi sempre addizionate con oli aggiunti, solitamente di girasole, per i quali è sempre bene verificare la provenienza.

Latte di avena
Anche il latte di avena è una valida alternativa a quello vaccino soprattutto per chi ha problemi di arteriosclerosi: questo cereale, infatti, si è rivelato efficace nel ridurre il colesterolo LDL. È una bevanda poco calorica e con un limitato contenuto di grassi, prevalentemente polinsaturi, contiene fibre, vitamina E e acido folico. Ricco di zuccheri semplici, fornisce energia prontamente disponibile. Come per il latte di riso ha una quantità molto ridotta di proteine; quello in commercio contiene sempre oli aggiunti, solitamente di girasole. Fornisce anche le vitamine del gruppo B presenti nell’avena, che intervengono nel metabolismo migliorando l’utilizzo degli zuccheri e stimolano l’appetito.


Latte di cocco
A differenza degli altri tipi di latte vegetale, che possono essere utilizzati anche per la prima colazione al posto di quello vaccino, il latte di cocco è usato soprattutto nelle preparazioni culinarie, dolci e salate. Tuttavia nell’America del Sud e nei Paesi orientali come la Cina è servito comunemente al posto del latte di mucca per la prima colazione. Estratto dai cocchi maturi, ha proprietà dissetanti e rinfrescanti, contiene circa 230 kcal ogni 100 gr.. La sua componente lipidica lo rende particolarmente calorico; è anche ricco di fosforo e potassio. Ha un’elevata concentrazione di zuccheri semplici, vitamine del gruppo B e vitamina C, oltre a sali minerali e oligoelementi. Ma il contenuto più interessante è quello dei flavonoidi, con elevato potere antiossidante.


(Tratto da Benessere.it)

venerdì 6 maggio 2011

Per superare la primavera: la Soia

Per combattere l’esaurimento tipico della stagione è ottima una cura a base di lecitina di soia, una pianta che si può assumere anche in molti modi
Se le ghiandole surrenali sono sotto stress...
Lo stress della vita quotidiana, associato al passaggio stagionale, aumenta ancor di più lo stato di allerta del nostro corpo. A farsi carico di questo sovraccarico sono in particolare le due ghiandole surrenali, situate come un piccolo cappuccio sul polo superiore di entrambi i reni. Esse producono ormoni come il cortisolo (precursore degli ormoni steroidei e fondamentale per il metabolismo di zuccheri e grassi) e l'adrenalina (che regola, in parte, la pressione arteriosa e la velocità di molte funzioni organiche tra cui quella cardiaca).
...Puoi aiutarle con la lecitina di soia
Per supportare l'attività dei surreni in questo contrastato periodo dell'anno può essere utile integrare la dieta con la soia: questa leguminosa è una miniera naturale di fitoestrogeni che contribuiscono a regolarizzare la funzionalità ormonale, e di lecitina, ricostituente del sistema nervoso centrale, in quanto fornisce colina, necessaria alla neurotrasmissione e al nutrimento del tessuto nervoso.       
Come assumere la soia
Lecitina: disponibile in erboristeria e nei negozi di cibi naturali, la lecitina di soia va assunta per cicli di 1-2 mesi (un cucchiaino al giorno) dopo il cambio di stagione. Tonifica le surrenali, riduce il colesterolo "cattivo" e ha un'ottima efficacia ricostituente e anti stress.
Latte e yogurt di soia: adatti anche a chi è intollerante a latte vaccino e derivati, questi prodotti sono ricchi di calcio, ferro e vitamine del gruppo B; possono essere utilizzati freddi o anche leggermente intiepiditi a colazione, a merenda o per cucinare in alternativa a latte e panna. Hanno anche un elevato potere saziante.
Al posto della carne:  i fagioli di soia (detti "azuki") sono un'ottima fonte proteica. Si fanno cuocere al vapore e poi si aggiungono alle minestre di riso(l'abbinamento con i cereali li rende ancora più nutrienti) oppure si fanno stufare con un battuto di scalogno, porri, sugo di pomodoro fresco e olio d'oliva, ottenendo un contorno (o piatto unico) che tonifica le ghiandole surrenali senza appesantire la digestione.
Germogli nell'insalata: disponibili in tutti i supermercati, i germogli di soia andrebbero sempre aggiunti alle insalate primaverili per aumentarne il contenuto proteico e fare scorta di fibre preziose per l'intestino; si condiscono con olio extravergine di oliva e qualche goccia di salsa di soia, ottenuta dalla fermentazione dei semi di soia con frumento tostato, acqua, malto, sale e lievito.

(Tratto da Riza)

giovedì 5 maggio 2011

Orata al cartoccio

Ingredienti per quattro persone:

un’orata di 1 kg. circa
200 g di cozze o di vongole
2 pomodori
1 spicchio d’aglio
1 rametto di rosmarino
1 cucchiaio di succo di limone
4 cucchiai di olio l’oliva extravergine
Sale
Pepe
Prezzemolo


Squamare, sventrare, lavare ed asciugare l’orata, finché non è pronta per la cottura. Pulire il guscio delle cozze o delle vongole, metterle in un tegame e lasciarle sul fuoco fino a che non si aprono; dopodichè estrarre i molluschi. Posizionare l’orata su un foglio di alluminio e aggiungere i pomodori tagliati a fette, i molluschi, l’aglio, il rosmarino, un cucchiaio di succo di limone, quattro cucchiai di olio d’oliva extravergine, sale, pepe e prezzemolo (aggiungere, se graditi, un cucchiaio di brandy e capperi). Preparare il “cartoccio” e adagiarlo su una pentola pirofila Infilare la pentola nel forno caldo (200°) e, dopo una cottura di 40 minuti, servire direttamente il “cartoccio” a tavola.

I vantaggi della cucina al cartoccio


I principali vantaggi della cucina “al cartoccio”, ovvero della preparazione di un alimento avvolto in un involucro per uso alimentare è quello di sfruttare contemporaneamente la salutare pratica della cottura al forno e quella del vapore, con quest’ultimo che si forma all’interno dell’involucro. Se poi l’alimento da cucinare è un pesce, si potrà eventualmente fare a meno anche di condimenti, dal momento che il pesce si cuocerà nel suo stesso grasso utilizzando la sua umidità naturale, mantenendosi morbido e garantendo sapore e leggerezza. Altri alimenti, o anche il pesce stesso, possono essere arricchiti con condimenti vari, dall’olio al burro, dal vino al limone, dagli aromi alle verdure, da aggiungere prima di avvolgere l’alimento. L’involucro in cui avvolgere l’alimento deve essere una carta da forno metallizzata, detta anche carta alluminio. Una valida alternativa a quest’ultima è la carta oliata o vegetale che non è facile da reperire, ma che però garantisce maggiore resistenza e soprattutto più porosità, ovvero possibilità all’aria di penetrare all’interno dell’involucro e “dorare” l’alimento in modo omogeneo, senza lessarlo. 

La cottura al “cartoccio” risulta più rapida degli altri metodi di cottura e consente di salvaguardare aromi e sapori, oltre a risultare particolarmente “spettacolare” al momento di servire l’alimento a tavola. A questo proposito, è anche possibile sezionare l’alimento in più parti e preparare più “cartocci” da mettere in forno, ma la cucina italiana, proprio per una questione estetica, preferisce che venga allestito un unico, grande involucro. 


La preparazione del cartoccio:
l’alimento da cuocere va posizionato sulla seconda metà dell’involucro che dovrà essere tre volte più largo del cibo e due volte più lungo.
Dopo aver aggiunto i condimenti (se richiesti o desiderati), si prende il lato più lungo dell’involucro e lo si ripiega sull’alimento fino a far combaciare i bordi.
I bordi dell’involucro vanno piegati insieme più volte, avvolgendoli su se stessi.
Assicurarsi che la chiusura ai lati sia ermetica, servendosi se necessario di albume d’uovo.
Accedere il forno ed attendere che la temperatura all’interno raggiunga i 180-200°.
Porre il cartoccio all’interno del forno e mantenerlo per una durata pari a 3-4 minuti per ogni centimetro di spessore dell’alimento.
Fare attenzione che la carta diventi scura senza che bruci.
Una volta pronto, posizionare il cartoccio su un piatto e tagliare l’involucro sul lato superiore con un paio di forbici.


(Tratto da Benessere.it)

mercoledì 4 maggio 2011

Rimedi omeopatici contro la gastrite

La gastrite è un’infiammazione della parete interna dello stomaco chiamata mucosa gastrica. Nella diagnosi della patologia si distinguono due forme differenti: la gastrite acuta e la gastrite cronica.
Quella cronica è la forma che comporta più conseguenze perché è il risultato della presenza continuata nel tempo di fattori irritanti. Essa si presenta con sintomi quali nausea, eruttazioni, gonfiore, senso di peso nella regione epigastrica, vomito. A volte sono presenti anche febbre e cefalea.
La forma acuta si manifesta a seguito dell’utilizzo continuato di farmaci antidolorifici e antinfiammatori (FANS - farmaci antinfiammatori non steroidei) come l’aspirina. Altri fattori scatenanti sono il fumo, l’alcol, gli abusi alimentari, l’utilizzo di spezie e di sostanze irritanti, infezioni sistemiche batteriche o virali (es. citomegalovirus, salmonella), stress intensi, traumi, ustioni, interventi chirurgici. Un volta rimossa la causa, in genere la gastrite acuta si risolve spontaneamente.
Patologia frequente nel mondo occidentale, la gastrite cronica presenta un’alterazione permanente della mucosa gastrica ed è asintomatica e perciò più difficile da diagnosticare.
Uno dei fattori di rischio più importanti per lo sviluppo della gastrite è l’infezione da parte di un batterio, l’ Helicobacter Pylori (Hp). Ma ci sono tutta una serie di fattori, ambientali e psicologici che causano la patologia: alcol, fumo, stress fisico e psichico.
La gastrite cronica si sviluppa gradualmente e quando si manifesta provoca un mal di stomaco sordo, difficoltà digestive, inappetenza, nausea, sensazione di stomaco pieno dopo i primi bocconi di cibo.
A livello psicosomatico lo stomaco è un contenitore di tutto ciò che viene accumulato nel corpo umano e diventa la sede del conflitto che è alla base del disturbo.
L’essere umano, infatti, “ingerisce” letteralmente le atmosfere che aleggiano fuori di esso e il mal di stomaco rappresenta una difficoltà nel digerire, nel “mandare giù qualcosa.”
I sintomi chiave del disturbo rappresentano il sentire del paziente-tipo.
Il bruciore e il dolore gastrico esprimono la difficoltà a manifestare sé stessi pienamente, trattenendo dentro tutta la tensione accumulata.
Nausea e vomito simboleggiano un rifiuto di una determinata situazione che non vuole più essere accolta e che “chiude lo stomaco” (come avviene nell’inappetenza, altro sintomo chiave della gastrite). Quando la situazione genera uno stato di allerta, esso si traduce nella tipica tensione gastrica mentre la digestione lunga ed elaborata delinea un quadro perfetto della difficoltà ad accettare e “digerire” ciò che in quel momento crea disagio o sofferenza.
Chi soffre di gastrite è una persona molto ansiosa che presenta forme di dipendenza derivata non da un bisogno reale ma dal sentire di non avere il permesso di rendersi autonoma. Queste persone hanno un’elevata soglia di sopportazione e fanno una grande fatica a dire di no quando sarebbe necessario.
Arsenicum album è il rimedio indicato per tutte le patologie “brucianti” quindi è adatto alla gastrite che presenta come sintomo principale il bruciore all’epigastrio, soprattutto dopo i pasti. Il soggetto è intossicato e prostrato, ha paura di essere gravemente malato. Al dolore gastrico si associano spesso la diarrea, una sete intensa e brividi. Tutti i sintomi peggiorano la notte e con le bevande fredde.
Arsenicum ha bisogno di avere tutto sotto controllo, è un grande ansioso. Tende alla tristezza e alla depressione nervosa. Ha spesso tachicardia ed è molto freddoloso. Ha comportamenti compulsivi e ritualistici che lo spossano, mentalmente e fisicamente. Questo rimedio viene usato anche nelle gastriti conseguenti ad un avvelenamento da cibo.
Argentum nitricum, al contrario di arsenicum, è un soggetto estremamente caloroso; è molto emotivo, frettoloso, ansioso e ipocondriaco. Sua caratteristica principale è un’elevata somatizzazione a livello gastro-intestinale e neurologico. Soffre di diarrea, nausea, vertigini. La gastrite di argentum è caratterizzata da bruciore con irradiazione nella parte sinistra, crampi e dolori rodenti all’epigastrio.
Il tipo argentum soffre di forti paure e i dolori si associano spesso all’ansia e alle eccessive preoccupazioni. I disturbi peggiorano dopo i pasti, esercitando una pressione sullo stomaco.
La gastrite acuta e cronica è curata anche da Nux vomica. Il disturbo si presenta con forti crampi e sensazione di contrazione nello stomaco, nausee e vomito soprattutto al mattino. Il soggetto fa una vita sedentaria, abusa di cibo e di bevande alcoliche, dorme pochissimo e lavora molto. Conduce una vita stressante che lo porta spesso ad esaurimento psico-fisico. A livello psichico è molto sensibile, irritabile e collerico.
Kalium carbonicum è indicato nelle gastriti croniche. I dolori sono trafittivi e concentrati nell’epigastrio e peggiorano piegandosi in avanti e dopo i pasti.
Il dolore si irradia in alto a destra ed è accompagnato spesso da gonfiore addominale. Il tipo kalium ha uno spiccato senso del dovere, è eccessivamente apprensivo e timoroso. Tutte le sue paure si riflettono sul corpo e lo stomaco è uno dei suoi organi-bersaglio. Tutti i sintomi peggiorano con il freddo.
La gastrite che presenta come sintomo principale la fastidiosa sensazione di vuoto allo stomaco è tipica di Phosphorus. È indicato quando è presente una fame vorace che migliora dopo aver mangiato ma è sempre presente, anche durante la notte. I dolori sono acuti e brucianti e si concentrano nella parte superiore dell’addome. Spesso sono accompagnati da vomito e nelle forme gravi da vomito con sangue rosso chiaro non coagulato. Il paziente ha intenso desidero di bevande ghiacciate. L’ingestione di sostanze calde peggiora i sintomi.
Phosphorus ha una personalità molto estroversa e creativa. È estremamente sensibile e suggestionabile, soffre di innumerevoli paure (salute, buio, morte, futuro). È molto debole ed ha una scarsa resistenza alle malattie.
Ignatia amara si usa quando i disturbi allo stomaco sono su base emotiva. È un rimedio adatto a persone emotivamente e sentimentalmente ipersensibili.
Il dispiacere e il dolore fanno fatica ad esprimersi e vengono trattenuti generando i sintomi. Come nel caso di argentum è presente una forte somatizzazione gastrica caratterizzata da nausee con o senza conati, sensazione di nodo in gola, palpitazioni, tosse nervosa, forte dispepsia. La gastrite di Ignatia è sia acuta legata a sofferenze recenti (lutti, separazioni)
oppure cronica per episodi o situazioni di vecchia data e prolungati nel tempo.

Magnesia carbonica è utile quando sono presenti bruciori gastrici e crampi. La gastrite si manifesta anche con marcata iperacidità e disturbi intestinali (più frequentemente diarrea). Tipica del rimedio è l’intolleranza al latte.
Il paziente Magnesia carbonica teme fortemente l’abbandono, ha la sensazione di non essere riconosciuto. Non tollera i conflitti, è ansioso, irritabile. Tende all’ipocondria, il malessere fisico lo spaventa, crede di avere una malattia incurabile. Tutti i sintomi peggiorano la notte e con i cambiamenti climatici. Migliorano invece camminando all’aria aperta.
Molte gastriti causano un disturbo molto fastidioso, il gonfiore gastrico. In questi casi è utile Lycopodium che copre anche altri sintomi quali meteorismo, borbottii, addome gonfio, flatulenza.
A livello mentale il paziente Lycopodium soffre di forme depressive, è spesso triste, scoraggiato, ansioso. Lamenta una debolezza di memoria e ha pensieri confusi e rallentati. La digestione è difficoltosa e seguita da sonnolenza.
Il rimedio ha una lateralità prevalentemente destra; tutti i sintomi peggiorano il pomeriggio e dopo il sonno mentre migliorano con il movimento e dopo aver assunto bevande calde.
Per le gastriti acute risultano utili due importanti rimedi:
Aconitum napellus: questo rimedio si usa nelle gastriti causate dal freddo o dall’ingestione di bevande fredde ma anche conseguenti ad un forte spavento. In questi casi il dolore gastrico è lancinante, l’addome è dolorante e sensibile al tatto. A livello mentale è presente una forte agitazione, panico e paura della morte.
Bryonia: è utile nella gastrite “da freddo” accompagnata da febbre, brividi, sete incessante. Frequente è la sensazione di pressione gastrica dopo i pasti. Il paziente è molto irritabile, vuole rimanere solo. È taciturno e adirato.Tutti i sintomi peggiorano al minimo movimento e dopo aver mangiato alcuni alimenti (piselli, cavoli, fagioli pane).
Per tutti i rimedi sono indicate le diluizioni più basse (5-9 CH) per la fase acuta e più alte (30 CH) per la fase cronica. Questa distinzione però non può essere applicata rigidamente perché in entrambe le forme possono essere presenti sintomi acuti e cronici. Non è la diluizione che stabilisce l’efficacia terapeutica bensì la scelta mirata del rimedio più adatto per quello specifico paziente.

(Tratto da Benessere.it)

martedì 3 maggio 2011

La buona Notizia:le aree protette in Amazzonia toccano il 50 %!

Quasi la metà della foresta amazzonica è posta sotto tutela di legge: è questo il risultato di uno studio presentato recentemente dall’Imazon, l’istituto amazzonico di tutela degli uomini e dell’ambiente, e dall’ISA, un’associazione senza fini di lucro con finalità socio-ambientali. Secondo i dati raccolti, circa il 43,9% del territorio della foresta amazzonica brasiliana, pari a oltre due milioni di km2,  risulta essere stato regolamentato in aree protette.
Obiettivi principali di questi territori, alcune dei quali recentemente creati, sono la conservazione di un ecosistema delicatissimo e la salvaguardia della sua biodiversità.
Queste zone protette corrispondono a una precisa azione del governo brasiliano, dato che pongono sotto protezione territori fondamentali non solo per le molteplici specie animali che li popolano, ma anche per la sopravvivenza e il mantenimento della cultura dei popoli indigeni che vi risiedono, con il loro patrimonio di conoscenze e pratiche tradizionali. Sono ben 173 le etnie che abitano il polmone verde del nostro pianeta, circa 450.000 mila persone che appartengono ad oltre 150 ceppi linguistici diversi. Numeri record che si affiancano alla ricchissima biodiversità di flora e fauna: oltre 30.000 specie botaniche endemiche, 397 varietà di mammiferi, 387 di rettili, oltre 9.000 specie di pesci d’acqua dolce, oltre 1.800 di farfalle. Sono solo alcuni dei numeri che definiscono l’abbondanza biologica di questi territori.
Due i diversi tipi di protezione a cui sono sottoposte le aree: le “unità di protezione integrale”, in cui ad essere ammessa è solo la presenza umana legata alla ricerca scientifica e le “aree ad uso sostenibile”, dove è ammesso un utilizzo delle risorse naturali in conformità con il piano di gestione del territorio e una maggiore presenza umana.
Nonostante questi notevoli progressi, tuttavia, lo studio mette in luce anche le difficoltà per l’amministrazione di questi luoghi. Circa la metà non è sottoposto ad alcun piano di gestione territoriale e scarse sono anche le risorse umane addette al controllo del territorio: i dati rivelano la media di una sola persona per 1.871 km2. Sono questi alcuni dei motivi che portano alla deforestazione selvaggia, ed illegale, di una parte di questi luoghi protetti.
Numerose le indicazioni date dagli studiosi dell’Imazon e dell’ISA per tutelare con maggiore forza queste terre: dal miglioramento della gestione pubblica delle aree protette, al controllo attraverso operatori che siano più capillarmente insediati sul territorio, al riconoscimento della territorialità indigena.

(Tratto da BuoneNotizie.it)

lunedì 2 maggio 2011

Gli olii essenziali ricostituenti

Il passaggio dall'inverno alla primavera è un periodo difficoltoso per l'organismo, reduce da mesi di lotta contro i virus influenzali, appesantito dall'alimentazione calorica richiesta dalle basse temperature e intasato dagli stravizi delle feste. A farne le spese in particolare è il sistema linfatico, il complesso sistema di drenaggio che, come uno spazzino, raccoglie da ogni cellula liquidi e rifiuti metabolici per veicolarli agli organi di depurazione, e che comprende oltre ai linfonodi, i vasi linfatici, le tonsille, l'appendice e la milza. Un sistema delicato e di primaria importanza nel preservare la salute, perché quando entra in crisi le cellule si riempiono di rifiuti, diventando terreno fertile per le infezioni. Per aiutarlo a superare indenne le fatiche d'inizio anno possiamo contare sull'olio essenziale di cisto, un arbusto originario dell'Asia Minore dai delicati fiori bianco rosati. La sua essenza ambrata trasmette un calore che scioglie ogni ristagno, sia fisico che emozionale. Fortemente antisettico, tonificante e depurativo, l'olio essenziale di cisto combatte infiammazioni e infezioni, ed è particolarmente indicato per riattivare la circolazione linfatica in ogni distretto corporeo.
Come usare l'olio essenziale di cisto
Ogni sera, prima di dormire, versa nell'acqua del bagno 10 gocce di olio essenziale di cisto: rimani immersa per 15 minuti circa, respirando i vapori balsamici, poi asciugati massaggiandoti vigorosamente con un telo di spugna dal basso verso l'alto, partendo dai piedi e risalendo fino al collo. Il bagno con l'olio essenziale di cisto è una toccasana anche in presenza di ulcere e di piccole ferite da far cicatrizzare.
- L'olio essenziale di cisto non deve essere utilizzato in gravidanza e durante l'allattamento.
Le proprietà immunostimolanti e antinfettive dell'olio essenziale di santoreggia
Nel cuore dell'inverno, virus influenzali e paravirus raggiungono il picco massimo di diffusione e le case sono surriscaldate. Così ogni volta che usciamo, le prime vie respiratorie (naso e gola) sono esposte a un doppio attacco: il contrasto tra l'aria secca e surriscaldata degli ambienti chiusi e quella fredda e umida dell'aria aperta irrita le mucose del cavo orale e del naso, mantenendole in un costante stato di sub-infiammazione che favorisce l'attecchimento di virus e batteri. Da qui la facilità con cui la nostra gola viene colpita da malanni di vario genere, in particolare da laringiti, faringiti e tracheiti, fino alle tonsilliti. Per prevenirle possiamo ricorrere all'aiuto di un'erba potente: la santoreggia (Satureia hortensis), pianta spontanea che cresce nei terreni umidi, usata fin dall'antichità per le sue straordinarie proprietà immunostimolanti e antinfettive. L'olio essenziale che se ne ricava è eccellente per curare la tosse da infiammazione delle mucose, ma anche tutti i malanni della gola di origine batterica, per le sue alte capacità battericide. L'olio essenziale di santoreggia va usato però in piccole quantità perché è ricco di sostanze dermocaustiche e sensibilizzanti
Come usare l'olio essenziale di santoreggia
In caso di tonsilliti, laringo-tracheiti o di faringiti, versa in un bicchiere d'acqua 8 gocce di olio essenziale di santoreggia gargarizza il cavo orale per 5 minuti due o tre volte al giorno.
- Per un'azione disinfettante e protettiva, aggiungi anche un pizzico di santoreggia (anche essiccata) a tutti i tuoi piatti.
- La santoreggia è nota anche come afrodisiaco fin dall'antichità e per questo motivo nell'antica Grecia fu dedicata a Dioniso. Ancora oggi si può impiegare in caso di calo della libido, aggiungendola all'acqua del bagno o nell'olio da massaggio.

(Tratto da Riza)

sabato 30 aprile 2011

I benefici del Pomodoro


Rosso, dalla forma morbida e invitante, il pomodoro è l'ortaggio più coltivato in Italia, e ovviamente uno dei più consumati: ogni anno ne mangiamo mediamente una cinquantina di chili a testa, sia in insalata sia sottoforma di sugo, e più raramente nella versione succo. Il pomodoro è costituito prevalentemente da acqua (oltre il 90%), contiene pochi grassi (solo lo 0,2%), proteine (1%) e zuccheri (3,5%), per un totale di circa 20 calorie all'etto. Il merito della sua fama è dovuto al fatto che, oltre a essere un alleato della linea, il valore nutritivo è quasi del tutto dovuto alle vitamine e ai sali minerali.
Il pomodoro drena e previene le smagliature
Il pomodoro è ricco di vitamina A e C (quest'ultima contribuisce anche al suo gusto un po' acidulo) e ha una buona dose di potassio e di sodio. Negli ultimi anni poi, il già amato pomodoro sta vivendo una sorta di seconda giovinezza grazie all'attenzione che i nutrizionisti hanno riservato a una sostanza, il licopene, concentrato soprattutto nella buccia: questo elemento è un carotenoide che sembra utile nella prevenzione di alcuni tumori, come quello alle ovaie. In particolare, questa sostanza avrebbe un effetto protettivo sulle donne che non sono ancora in menopausa. Il licopene è un valido alleato anche per combattere gli effetti dell'invecchiamento e la perdita di elasticità dei tessuti (che si verifica, per esempio, dopo una dieta con la comparsa delle smagliature), perché è un potente antiossidante. Stando ad alcuni esperti, non esisterebbe addirittura un farmaco efficace quanto il pomodoro contro i radicali liberi, responsabili del danneggiamento delle membrane cellulari. Per metterli in condizione di non nuocere all'organismo, esistono meccanismi fisiologici, i quali però per attivarsi hanno bisogno degli antiossidanti di cui il pomodoro è ricco.
Sono circa 4mila le varietà di pomodoro esistenti, che in base alla destinazione d'uso vengono catalogate in quattro grandi famiglie:
- Da tavola: devono avere la polpa consistente, la buccia poco spessa e contenere pochi semi. La forma di questi pomodori è di solito tondeggiante, con la superficie liscia o separata in spicchi. Tra le varietà lisce più famose alcune sono contrassegnate da una denominazione alquanto originale: il Cuor di bue (così chiamato per la forma che ricorda quella di un cuore), il Tondo liscio, il Palla di fuoco e il Meraviglia del mercato.
- Da pelati o per salsa: i pomodori destinati all'industria conserviera hanno la caratteristica forma a pera, chiamati per questo anche "perini". Sono molto carnosi, con pochi semi e di color rosso intenso. Il più popolare è il San Marzano, cui fanno corona altre varietà meno note come il Lampadina, il Ventura e il Vesuvio.
- Da far seccare: appartengono a questa categoria le varietà con frutti piccoli e tondi a grappolo, che vengono appesi a seccare appena colti per poi essere usato per insaporire il brodo, oppure aperti a metà e lasciati al sole prima di essere lavati in aceto e messi in vaso con olio e peperoncino.
- Da succo e da concentrato: le varietà destinate a questa categoria sono di forma tonda, con un succo molto denso, ricco di aroma e di zuccheri. La più apprezzate sono il Tondino e il Petomech.
Occhio alle intolleranze
L'unica controindicazione per il consumo di pomodori è la presenza di un'intolleranza alle Solanacee, cui appartengono anche patate, peperoni e melanzane. Chi soffre di questo disturbo, deve evitare il pomodoro.
Il pomodoro elimina acne e cedimenti
Se hai problemi di acne o se la tua pelle tende a formare smagliature o flaccidità, prova a frullare un pomodoro e a impastarlo con un cucchiaio di argilla verde per formare una zappetta da stendere sulle zone cutanee più colpite: dopo una ventina di minuti, sciacqua con acqua tiepida. Un paio di volte alla settimana, puoi anche massaggiare la pelle con un pomodoro fresco tagliato a metà. Invece, se il tuo problema è la pelle grassa, mescola un pomodoro frullato con due cucchiai di miele e stendi il composto sul viso e sul collo, lasciando in posa 10 minuti per poi pulire con acqua tiepida. Si possono frullare o centrifugare due pomodori con due foglie di basilico, mezzo gambo di sedano, due chicchi di sale grosso e un filo d'olio d'oliva. Ottieni così un succo che rende la pelle più soda e compatta.

(Tratto da Riza)

venerdì 29 aprile 2011

Oggi per pranzo: Polpette vegetariane con salsa al basilico

Ingredienti
2 carote
1 zucchina
4 cipollotti
1 tuorlo
60 gr di pecorino grattugiato
200 gr di patate
40 gr di farina
150 gr di mais al naturale
1 mazzo di basilico
1 spicchio di aglio
Olio
Sale


Innanzitutto lessare le patate! A fine cottura sbucciatele e passarle nello schiacciapatate! A questo punto tagliate le carote e la zucchina a julienne (molto sottili) e affettate la parte bianca dei cipollotti. Cuocete questi ultimi ingredienti a fiamma media per 5 minuti con 3 cucchiai di olio e un pizzico di sale. Nel frattempo mescolate il passato di patate con il tuorlo, aggiungete le verdure precedentemente raffreddate, il mais, la farina, il pecorino e un pizzico di sale. Formate le polpettine con due cucchiai e friggetele in olio caldo. A parte frullate il basilico, l’aglio e l’olio sufficiente ad ottenere un salsa fluida e omogenea da servire accanto alle polpettine.

Gambe in forma per l'estate



Via le calze, è il momento di scoprire le gambe. Ma prima di sfoggiare minigonne e hot pants è d’obbligo un check up di salute e bellezza. A partire dai piedi.

Il benessere inizia da piedi e caviglie

Piedi e caviglie gonfie, soprattutto verso sera, indicano che la circolazione sanguigna non è perfetta. Con il caldo e con le calzature sbagliate il problema può accentuarsi.
Per un sollievo immediato, sdraiarsi e sollevare le gambe appoggiandole a un cuscino. Ma meglio se la “terapia” continua: sistemare sotto il materasso, dalla parte dei piedi, un rialzo di 8/10 centimetri, per favorire la circolazione durante il sonno.
Scarpe e sandali da indossare tutti i giorni devono essere comodi, a pianta larga, e in grado di far traspirare la pelle. I tacchi alti vanno riservati soltanto alle occasioni speciali.
Per camminare mantenendo la schiena in equilibrio e non pesare troppo sulle gambe i tacchi non devono superare i tre, cinque centimetri. Infradito rasoterra? Meglio di no: la mancanza totale di tacco obbliga le gambe a uno sforzo eccessivo.
Tenere le gambe accavallate è sexy, ma non permette una buona circolazione.
E, se si è costretti a stare tante ore in piedi, sollevarsi ogni tanto sulle punte, per favorire il ritorno venoso. Chi invece trascorre molto tempo seduto, deve prevedere brevi pause per alzarsi e fare i classici quattro passi.
Meglio la doccia del bagno in vasca. La temperatura ideale non deve superare i 34°/36°. Dirigere qualche getto più fresco sulle gambe, dal basso verso l’alto.
E poi tenere la crema abitualmente usata per il corpo nel frigorifero, per un’idratazione più fresca dall’immediato effetto tonificante.

Lunghissime e affusolate come quelle delle top model

Ogni donna desidererebbe avere gambe così. Però, secondo un sondaggio condotto in Gran Bretagna su un campione di 1.000 uomini risulta che le gambe ideali sono quelle semplicemente proporzionate. A patto che siano lisce e curate.
Dopo l’inverno, è facile ritrovarsi con la pelle secca e squamosa: il primo passo per togliere il grigiore dalle gambe è il peeling. In commercio ci sono molto prodotti da usare a secco o sotto la doccia.
Depilazione casalinga? Prima di procedere con il rasoio o l’epilatore, il peeling è d’obbligo poiché, oltre a rimuovere le cellule morte, solleva i peluzzi incarnati, consentendo così di toglierli senza problemi.
E se vogliamo usare la ceretta calda, ricordiamo che favorisce l’insorgere di capillari. Dopo la ceretta calda o l’uso di creme depilatorie è preferibile non esporre subito le gambe al sole.

Abbronzantissime

Le gambe abbronzate sembrano anche più snelle. Ma attenzione. Se si decide di affidarsi a una crema autoabbronzante, seguire le istruzioni del prodotto alla lettera per evitare di ritrovarsi con un colorito disomogeneo. Cautela, inoltre, su talloni e ginocchia: qui la pelle è più spessa e tende ad assumere una tinta più scura.
Da evitare, l’eccessiva esposizione al calore dei raggi solari, che provoca la dilatazione dei capillari e può essere causa di microrotture venose.
Infine, una tintarella troppo scura “invecchia” le gambe e ha il potere di mettere in evidenza la cellulite. In spiaggia, è quindi importante avere sempre a portata di mano un pareo di cotone leggero, per coprire le gambe durante la tintarella e le passeggiate in riva al mare.
La crema solare va spalmata anche su tutta la superficie dei piedi, spesso dimenticati e a rischio scottature.
Una doccia fresca tra un’esposizione e l’altra o, meglio ancora, una nuotata. Lo stile rana è quello che agisce più di altri sulla muscolatura delle cosce e previene così il rilassamento cutaneo.
Passeggiare con le gambe immerse nell’acqua, poi, è il miglior esercizio per tonificare l’interno coscia. Oltre allo sforzo sostenuto dai muscoli per contrastare il peso dell’acqua, le onde agiscono come un vero e proprio massaggio naturale.

Fitness per gambe perfette

Per gambe perfette, l’esercizio migliore è l’acquagym. Ma è comunque sufficiente camminare un’ora al giorno, con passo regolare e sostenuto, per benefici duraturi. Chi ama correre scelga terreni erbosi, che riducono l’impatto rispetto all’asfalto.
In genere, sono consigliati tutti gli sport aerobici, come per esempio andare in bicicletta, giocare a golf e ballare. In ogni caso, le calzature devono essere adeguate.
Una partita di beach volley? Al divertimento e al movimento non bisogna mai rinunciare ma pallavolo, calcio e tennis sono le attività meno indicate per chi desidera puntare sulla salute delle gambe.
Anche chi non ama lo sport può tentare di usare meno l’auto e l’ascensore: fare le scale tonifica quanto lo step.
Natura da spalmare e da mangiare - Da sempre, le sostanze contenute in alcune piante sono usate per la salute e la bellezza femminile. Tra quelle per le gambe ci sono, per esempio, la Centella asiatica, utilizzata per favorire la produzione di collagene e rendere quindi più elastiche le pareti dei vasi sanguigni.
Il Ginkgo biloba, invece mantiene sani i capillari e ha un’azione antiossidante, contrasta i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cutaneo.
E poi l’Escina, un derivato dell’Ippocastano: mantiene in condizioni di equilibrio il tessuto sottocutaneo.
Da una recente ricerca è emerso anche che i flavonoidi contenuti nell’estratto di vite rossa contribuiscono a ridurre gonfiori ed edemi localizzati sulle gambe, in particolare su caviglie e polpacci.

Tenere lontana la cellulite a tavola

In estate, complice il clima e i numerosi prodotti ortofrutticoli, sarà anche più facile mantenere o superare le 5 porzioni di frutta e verdura raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Ogni varietà di frutta apporta vitamine, sali minerali e fibre, quest’ultime utili anche al regolare funzionamento dell’intestino.
Perciò, via libera a meloni bianchi e gialli, anguria, pesche, albicocche, lamponi, ribes, mirtilli, tutti al naturale o frullati con acqua minerale e senza zucchero, in ogni momento della giornata. In particolare, i mirtilli contribuiscono a rendere più fluido il sangue e quindi a migliorarne la circolazione.
Non facciamo mancare verdura cruda o cotta: si condisce con succo di limone ed erbe aromatiche, per un sicuro apporto quotidiano di vitamina C e micronutrienti.
Il Potassio, che serve per smaltire i liquidi in eccesso, causa della formazione della cellulite, si trova nei piselli e fagioli secchi, nelle patate, negli asparagi, negli spinaci e nelle banane.
Più pesce che carne: contiene i preziosi grassi Omega 3, protettivi della circolazione sanguigna. Privilegiare i pesci di piccole dimensioni, meno a rischio di contaminazioni con metalli pesanti.
Niente o poco sale sulle pietanze e tanta acqua, per eliminare le scorie e mantenere l’organismo costantemente idratato.

Coccole dedicate

Infine, ecco una vera e propria coccola salutare. Il massaggio linfodrenante, con i suoi movimenti delicati, è quello che ci vuole per eliminare i liquidi in eccesso e riequilibrarne la circolazione.
Adatto anche a chi ha problemi di fragilità capillare. Sono sufficienti poche sedute per veder scomparire senso di pesantezza e gonfiore alle gambe.

(Tratto da Saperesalute)

giovedì 28 aprile 2011

Camminare allunga la vita

Il premio Nobel del 2009 è stato riconosciuto a chi da tempo si occupa dei telomeri, una sorta di catena interna alla cellula che rende conto della sopravvivenza di ogni cellula e di ogni essere vivente. Se il telomero è lungo, la cellula (e chi la possiede) vive più a lungo. Di recente, un gruppo di ricerca tedesco ha analizzato la possibilità di allungare i telomeri attraverso un semplice cambio dei comportamenti. Camminare ad esempio ha questo tipo di azione e consente di documentare sia nei topi che negli uomini un aumento netto e significativo della sopravvivenza cellulare.
Nei topi si è potuto verificare anche un effettivo aumento della sopravvivenza vitale, mentre per l'uomo il dato è induttivo, ma corrisponde ai rilievi epidemiologici già noti da tempo.
Gli studi su questo specifico argomento, pubblicati  su Circulation, hanno quindi consentito di evidenziare con certezza che l'esercizio fisico riesce ad allungare i tempi di sopravvivenza cellulare (sia per uomini che per i topi) e che sicuramente allunga la vita nei topi e con altissima probabilità anche negli esseri umani.
Semplice, gratuito, efficace. I milioni di persone che continuano a spendere denari nella illusoria trasformazione estetica che copre l'età, attanagliati dalla paura dell'invecchiamento, dovrebbero probabilmente solo iniziare a fare delle passeggiate, per schiarirsi le idee, capire i veri obiettivi della propria vita e mantenersi giovani.

mercoledì 27 aprile 2011

Come avere mani di fata


Non c’è bellezza senza igiene. Lavarsi le mani più volte al giorno dovrebbe essere un’abitudine consolidata, che certo non rischia di rovinarle. Ma c’è modo e modo.

Si lavano così

La temperatura dell’acqua non deve essere troppo calda e le mani vanno asciugate con cura. L’umidità che ristagna tra le dita, infatti, può favorire screpolature. Meglio usare salviette di cotone o carta usa e getta piuttosto che l’asciugatore presente nelle toilette di uffici, centri commerciali eccetera poiché secca troppo la pelle. Scegliere saponi e detergenti neutri o a base di oli come quello di mandorle dolci, argan , oliva, jojoba. Stendere sempre dopo una crema idratante, da tenere in borsetta. In estate, si può sostituire il consueto idratante con la crema a protezione solare. Durante la stagione invernale usare un prodotto nutriente e indossare sempre i guanti per proteggere le mani dal freddo. Dita spesso intirizzite possono creare disturbi alla circolazione sanguigna. I gel lava mani a base di sostanze disinfettanti devono essere riservati ai momenti di effettiva necessità: l’utilizzo quotidiano e continuo può produrre fenomeni allergici.

Unghie perfette

Le unghie rivelano lo stato di salute generale. Se notate qualche cambiamento del colore naturale oppure striature e macchie, consultate il medico.
Se invece le unghie tendono a spezzarsi con facilità, è probabile che qualche cura particolare e più attenzione all’alimentazione siano sufficienti a migliorare la situazione.
Aglio e cipolla. Le unghie sono fatte di cheratina, una sostanza che le rende dure e compatte. Aglio e cipolla contribuiscono alla sua produzione. Sali minerali. Quando sono fragili indicano che nella dieta mancano soprattutto Ferro, Zinco e Rame. Da recuperare nei latticini, nei legumi e nelle uova. Olio e limone. Per ottenere unghie più resistenti, preparare un’emulsione di olio d’oliva e succo di limone da massaggiare sulle unghie e sulle mani. Pausa smalto. Lo smalto rinforza, è vero, ma trascorrere qualche periodo senza aiuta le unghie a “respirare”.

Manicure fai da te

Per la manicure l’ideale sarebbe affidarsi alla professionalità di un’esperta una volta alla settimana. Far da sé, naturalmente, si può, con qualche piccolo accorgimento. Ecco i consigli giusti:
Meglio non tagliare le unghie con forbicine o tronchesini ma raggiungere forma e dimensione desiderata con una limetta di cartone. Si evitano così tagli drastici e difficilmente recuperabili e possibilità di ferirsi accidentalmente.
Quando non c’è il tempo di una manicure completa, occuparsi solo delle pellicine (cuticole) attorno all’unghia, responsabili di un aspetto sciatto. Ammorbidire la zona con una crema emolliente e spingere le pellicine verso l’interno con un bastoncino di legno di rosa o d’arancio. Le mani sembreranno subito più in ordine.
Per levigare le unghie passare una spugnetta di gomma. Non ripetere troppo spesso quest’operazione poiché, a lungo andare, toglie spessore alle unghie.
Non mettere lo smalto, soprattutto di colore scuro o iridescente, senza aver prima fatto una buona manicure: meglio non attirare l’attenzione su mani trasandate.
L’ingiallimento provocato dalle sigarette si combatte strofinando una fettina di limone su unghie e dita. Il succo di limone schiarisce la pelle ma, dopo aver lavato le mani, non dimenticare di stendere una crema idratante.

Averne cura mentre si dorme

Per ritrovarsi con mani morbidissime al mattino, prevedere ogni tanto un trattamento notturno speciale.
Olio d’oliva oppure olio di mandorle: spalmare generosamente le mani e indossare guantini di cotone morbidi prima di coricarsi.
Tenere una crema mani nel comodino per ricordare sempre di metterla prima di dormire. Durante il riposo, infatti, le sostanze contenute nei prodotti favoriscono più agevolmente il ripristino del mantello idrolipidico della pelle.

(Tratto da Saperesalute)

martedì 26 aprile 2011

Rimedi naturali contro le smagliature

Le smagliature della pelle si possono combattere!
Accade spesso, soprattutto dopo i 40 anni, che la pelle inizi a perdere la sua compattezza e si ricopra di smagliature. È un disturbo frequente che può essere risolto (o almeno attenuato) ricorrendo a rimedi naturali.
Smagliature, cosa sono
Le strie cutanee o smagliature sono un fenomeno caratterizzato dallo stiramento e dalla rottura delle fibre di collagene ed elastina che mantengono l'elasticità della pelle . Insorgono nella pubertà, in gravidanza e anche quando si hanno rapidi mutamenti di peso. Anche le carenze di vitamina C  impediscono l'incorporazione di aminoacidi a livello delle fibre di collagene: vi si può ovviare assumendo la vitamina C (in capsule da 500 mg) al mattino con un abbondante bicchiere d'acqua. La cura, che durerà 1-2 mesi, stimola la sintesi del collagene.
Le smagliature: ecco cosa fare con i rimedi naturali
Prendi gli integratori di silicio. Il silicio è un minerale presente in minima quantità nel corpo umano, ma necessario per l'attività degli enzimi richiesti per la sintesi del collagene. Le patate sono un cibo ricco di silicio (20-30 mg per 100 g): vanno gustate lessate con un filo d'olio, ma non fritte. Integratori a base di silicio organico sono certi tipi di alga, come l'alga rossa (Lithothamnium corallioides), che si trova in compresse: una al giorno, a digiuno, per non più di due mesi.
Massaggiati con l'unguento super elasticizzante. Per preparare questo unguento, servono 10 ml di olio di mandorle dolci, 10 ml di olio di jojoba, 5 ml di olio di rosa mosqueta, 5 ml di olio extravergine di oliva, il contenuto di due capsule di vitamina E (in farmacia), 4 gocce di olio essenziale di geranio, 3 gocce di olio essenziale di sandalo e 3 gocce di olio essenziale di arancio dolce.
Come fare. Versa un cucchiaino della miscela sulla pelle umida (dopo il bagno o la doccia) e massaggia fino ad assorbimento.
Smagliature: per un trattamento d'urto
Dopo il bagno, massaggia tutto il corpo con una crema a base di secrezioni di lumaca, che puoi trovare nelle farmacie più fornite. Si tratta di cosmetici preparati con le secrezioni naturali delle lumache, sostanze dall'elevata capacità antiossidante, riparatrice e tonificante: contengono infatti l'allantoina (rigenera i tessuti "spenti"), il collagene (restituisce tono alla pelle), l'elastina (previene e riduce le smagliature) e l'acido glicolico (rimuove le cellule morte che impediscono l'ossigenazione cutanea).
Come fare. Applica una piccola dose di crema (è molto attiva) e massaggiala sulle smagliature fino a completo assorbimento

venerdì 22 aprile 2011

Miglio per proteggere i capelli

Un ottimo rimedio contro la caduta dei capelli
Il miglio è un cereale che ha origini antichissime; cosa più importante, il miglio è una vera farmacia naturale: contiene vitamina A, del gruppo B e acido folico, ma anche ferro, calcio, fluoro, potassio, magnesio, zinco, silicio aminoacidi solforati come la cisterna, importante per rallentare la cura dei capelli (promuove la formazione della cheratina) ma anche per la protezione delle unghie fragili, delle ossa e dello smalto dei denti.
Usa il miglio come alimento quotidiano
Per contrastare la caduta dei capelli possiamo introdurre nella nostra dieta l'uso di questo cerale oggi poco usato. Ma come utilizzarlo? Dopo aver lavato il miglio va tostato con pochissimo olio extravergine di oliva. Si aggiungono due tazze di brodo vegetale per ogni tazza di miglio, si porta a ebollizione, si regola di sale, si abbassa la fiamma per altri 10 minuti e il miglio è pronto da saltare in padella con verdure di stagione.
Perché in questo periodo dell'anno cadono i capelli?
Lo stress è uno degli elementi che maggiormente contribuiscono alla sindrome da stanchezza cronica, che fatalmente si riverbera anche sui capelli, favorendone la caduta. In condizioni di stress il corpo libera nel sangue, in quantità maggiori del solito, molecole come l'adrenalina e la noradrenalina che, insieme ad altre, ottengono l'effetto di ridurre l'apporto di ossigeno e di sostanze nutritive al bulbo capillifero. Non ultimo ad aprile, nel pieno della stagione lavorativa, spesso si mangia male e di corsa, togliendo al corpo il necessario apporto di Sali e vitamine. Il risultato è una carenza di quel "carburante" organico che, tra le altre funzioni, ha anche quella di provvedere alla rigenerazione dei capelli, simbolo della vitalità e della vigoria fisica.

(Tratto da Riza)

giovedì 21 aprile 2011

I 10 cibi light che light non sono!!

Quando giriamo tra gli scaffali del supermercato, sono le prime cose che ci saltano agli occhi: quei messaggi tipo “Niente colesterolo”, “senza zucchero aggiunto”, “alimento tutto naturale”… sono una calamita per noi che cerchiamo cibi sani e light o comunque salva-dieta, capaci di darci una mano a non ingrassare e anzi, a dimagrire.
Il fatto è che molto spesso quello che i messaggi promettono, le etichette dei prodotti smentiscono. Solo che il più delle volte non abbiamo tempo né voglia né le conoscenze giuste per metterci a decifrare le scritte in piccolo sulle confezioni. Risultato: compriamo cibi e alimenti “light per finta”.
False promesse
Facciamo qualche esempio: i prodotti “senza colesterolo” sono sì poveri di grassi, ma in compenso sono ricchi di sale e zucchero. E questo fa notevolmente aumentare il loro apporto calorico.
E ancora: se la bottiglia di olio riporta sulla confezione “leggero”, non significa che il suo contenuto di calorie sia più basso dell’olio extravergine di oliva. La sola differenza sta nel colore e nel gusto, niente di più.

1. Muesli - È dagli Anni 60 che il muesli, il popolare mix di frumento e frutta essiccata, ha assunto il ruolo di cibo salutare proprio per il loro contenuto di fibre. Ma se è vero che contiene una minor quantità di zucchero rispetto ai cerali glassati e zuccherati, non va dimenticato che ci sono anche alte percentuali di grassi.

2. Cereali per la prima colazione - Anche loro sono ricchi di zuccheri e di sodio, ma scarsi proprio nelle fibre. Alcune qualità di cereali contengono più di 500 milligrammi di sodio a porzione, e questo li rende poco indicati nelle diete.

3. Cereali in barrette - Stesso discorso: poche fibre, ma in compenso tanto zucchero e molti grassi. Diverse barrette contengono grassi saturi, derivati da ingredienti come il cocco, oltre che sale e zucchero. Insomma, un concentrato di calorie tale che tanto varrebbe consumare una intero pacchetto di caramelle...

4. Prodotti “ai 5 cereali” - Se pensate di fare un carico di cibi salutari e light mangiando cerali diversi tutti insieme, vi sbagliate di grosso: ... solo se l’etichetta riporta “grano intero”, introdurrete un maggior carico di fibre e di nutrienti.

5. Bevande energetiche - Promettono energia e, in effetti, tra gli ingredienti ci sono anche erbe energizzanti. Ma oltre che essere scarse di vitamine, e quindi inutili, sono ricchissime di zuccheri. Ed ecco svelato il vero motivo di tutta la “carica” che assicurano di fornire: lo zucchero è, infatti, un energetico per eccellenza.

6. “Bastoncini di frutta” - Un gruppo di ricerca del Center for Science in the Public Interest ha scoperto di recente che una marca popolare di “bastoncini di banana” essiccata, non solo conteneva zucchero aggiunto, ma che la frutta veniva addirittura fritta. Il risultato? Mangiarne una porzione equivarrebbe a mangiare un hamburger in un fast food.

7. Confezioni di cibi pronti da gustare - Insalate con pollo o tacchino “freschi” possono essere carichi di sodio e le insalate possono contenere maionese o altri oli non salutari. Non aiutano a mantenere la linea, sebbene il pollo e il tacchino siano considerati light.

8. Acque addizionate - Anche qui occorre fare attenzione perché alcune marche di acqua aggiungono al prodotto naturale non solo vitamine ed erbe, ma anche zucchero. Cosa significa? Che un bicchiere di acqua – normalmente a zero calorie – può arrivare ad apportarne 125.

9. Latte di soia, cioccolato di soia con nocciole, barrette alla soia - La parola che ci può trarre in inganno e rimandarci con la mente a prodotti dietetici è proprio la soia. Sappiamo che è un prodotto solo vegetale, ma i prodotti che la usano come base vengono poi addizionati con altri grassi e zuccheri.

10. Prodotti freschi “senza grassi aggiunti” - Anche in questo caso bisogna fare attenzione perché il grasso può essere sostituito da altri additivi carichi di carboidrati e con un alto contenuto di zuccheri
.
(Tratto da Staibene.it)


Olio essenziale di noce moscata: un aiuto per i muscoli e non solo


Un aiuto per muscoli fuori forma...
Fra gli inconvenienti della sindrome da affaticamento primaverile c'è spesso un fastidioso e antiestetico "afflosciamento" che colpisce la muscolatura. Un problema dovuto sia alla riattivazione del ricambio cellulare, che intasa i muscoli di scorie e metaboliti, sia alla scarsa ossigenazione della pelle, "sepolta" sotto strati di abiti per tutto il lungo periodo invernale e soffocata dall'inquinamento, sia alla riduzione del movimento. 

..per prevenire strappi e lesioni
Durante la stagione invernale nelle città si cammina poco e anche chi sfida traffico e clima per fare jogging rischia di ottenere più danni che benefici nell'aria piena di miasmi. Perciò quando la primavera invita a rimettersi in moto, il sistema osteoarticolare indebolito risponde male e non è infrequente ritrovarsi con i muscoli indolenziti alla prima passeggiata o procurarsi strappi e colpi "della strega".

L'aiuto che serve: olio essenziale di Noce moscata
Per tonificare il sistema muscolare e risolvere gli stati infiammatori, possiamo ricorrere all'olio essenziale di noce moscata, estratto dal frutto di un grande albero sempreverde originario delle isole Molucche e dell'Indonesia, che i nativi usano da sempre per preparare il corpo all'attività fisica e che costituisce l'ingrediente principale degli oli da massaggio usati dai preparatori per tonificare la muscolatura degli sportivi moderni.

Come si utilizza
Versa 8 gocce di olio essenziale di noce moscata in 250 ml di olio di arnica o di calendula e massaggia con l'unguento due volte al giorno le zone dolenti o sui muscoli privi di tono, facendo assorbire completamente la miscela con un massaggio circolare. Ti toglie stanchezza e indolenzimento.
Attenzione! L'olio essenziale di noce moscata va usato con moderazione, perché ad alte dosi è tossico per il sistema nervoso.